martedì 1 agosto 2017

Recensione del romanzo “La lucina” di Antonio Moresco


A chi non è capitato almeno una volta nella vita di volersi isolare dal mondo esterno,  da tutto ciò che si crede faccia soffrire, cercando di ignorare che l’infelicità in realtà ha origine nel nostro mondo interiore? Pochi invero hanno il coraggio di farlo davvero perché la solitudine può incutere anche  più paura della quotidiana vita frenetica.

Il protagonista del romanzo La lucina ad opera dello scrittore mantovano  Antonio Moresco non ha un nome né un’identità. Ha deciso di vivere in solitudine e povertà, isolandosi in un borgo di montagna  immerso nella natura, completamente abbandonato. Nel buio della notte, però, qualcosa di estremamente vivo attrae la sua attenzione: una lucina  che proviene dal bosco del crinale di fronte. Il desiderio di scoprirne l’origine lo porta a scendere in paese, interrogare le persone e persino incontrare un  ufologo.

Il protagonista della storia, spinto dalla curiosità, si risolve a prendere l’auto per poi  addentrarsi in un sentiero impervio, fino a riuscire a svelare almeno in parte l’enigma. Ciò che trova l’uomo, inaspettatamente, è un misterioso bambino che proviene dall’aldilà, in quanto morto suicida. A questo punto il lettore, quando è ormai totalmente immerso nella storia e non vorrebbe staccarsene più, viene brutalmente sorpreso da un finale decisamente  inaspettato.

La lucina racconta una storia terribile ma in maniera lieve, sotto forma di fiaba, che fa riflettere sul senso dell’esistenza, sul confine tra la vita e la morte, a volte troppo stretto e facilmente valicabile.




Francesca Paolillo

sabato 8 luglio 2017

Un Premio Strega ampiamente meritato: “Le otto montagne” di Paolo Cognetti


Chi è davvero appassionato di lettura sa che i libri che lasciano nel nostro cuore un segno indelebile, anche tra i pluripremiati, sono ben pochi. Le otto montagne ad opera dello scrittore e documentarista milanese Paolo Cognetti non solo commuove, ma invoglia a preparare subito uno zaino per partire alla volta di una cima da scalare, alla ricerca di un luogo in cui sentirsi finalmente in pace con se stessi.

Protagonista del romanzo è Pietro, figlio di una assistente sociale e di un laureato in chimica che dopo essersi conosciuti e innamorati tra le Cime di Lavaredo si sono trasferiti a Milano in cerca di fortuna. Presto la nostalgia per la montagna in cui sono cresciuti e le scarse risorse economiche portano la coppia di genitori a prendere in affitto una casetta dove trascorrere le vacanze estive a Grana, un piccolissimo borgo della Val d’Ayas, ai piedi del Monte Rosa.

Il piccolo Pietro, solitario e un po’ scontroso, durante le vacanze estive impara a poco a poco ad amare la montagna, a riconoscerne gli odori, i rumori, il variare dei colori, dapprima in esplorazioni solitarie e poi con il coetaneo Bruno che a undici anni già deve lasciare la scuola per badare al bestiame. Tra quei monti, tra i giochi infantili nelle case diroccate e lungo il torrente che attraversa il paese, nasce tra i due un’amicizia che durerà tutta la vita, per lo più silenziosa ma davvero profonda e indissolubile.

Presto Pietro viene ammesso dal padre, appassionato di scalate, alle vette più alte e alle ascese ai ghiacciai, una vera sofferenza per lui che oltretutto soffre l’altitudine. Insegnandogli  a sopportare la fatica passo dopo passo il padre gli instilla una forma di educazione alla vita, finché Pietro, dopo avere capito che il suo modo di amare la montagna è diverso da quello del padre, trova il coraggio di rifiutare di accompagnarlo nelle successive ascese, innalzando fra loro un muro di incomprensioni.

Diventando adulto Pietro continua a sentire il richiamo non solo del Monte Rosa ma anche di altre montagne molto più lontane, in un continuo salire e scendere, andare e venire. Dopo che suo padre è morto, l’istinto lo guida a ripercorrere i sentieri da lui battuti negli anni passati e a trovare sulla via indizi disseminati come nella fiaba di Hänsel e Gretel, fino a fargli capire tutto ciò che il genitore a suo tempo aveva cercato di comunicargli, più con l’esempio che con le parole.

In questo romanzo Paolo Cognetti ci mostra, con l’utilizzo sapiente di una scrittura impeccabile, semplice e ben ritmata, una montagna dura e crudele, fatta di pietra e di ghiaccio, che sa farsi amare nonostante la sua brutalità proprio come sa fare una madre severa ma accogliente.





Francesca Paolillo



mercoledì 5 luglio 2017

A proposito di sismicità indotta: “Forte movimento”, romanzo di Jonathan Franzen


L’attività antropica di estrazione o iniezione di liquidi e gas nel sottosuolo può innescare eventi sismici. Sappiamo che i terremoti avvengono quando, lungo fratture della crosta terrestre  denominate faglie, la tensione accumulata da lungo tempo porta la roccia a raggiungere il carico di rottura con un conseguente spostamento improvviso che libera ingente quantità di energia.

L’estrazione o l’iniezione di fluidi nel sottosuolo lungo faglie preesistenti ne altera le condizioni di sforzo e può rendere sismica un’area mai interessata in precedenza da terremoti. Questi eventi indotti negli USA hanno raggiunto persino la magnitudo Richter 6, quindi sono  molto pericolosi soprattutto se si verificano in aree nelle quali le costruzioni non rispondono a criteri antisismici. In Italia a partire dagli anni Sessanta alcune aziende sono state accusate di sismicità indotta, ma gli studi conseguenti non hanno portato a nulla di concreto e tali eventi sono stati alla fine classificati come naturali.

Il romanzo Forte movimento ad opera dello scrittore statunitense Jonathan Franzen racconta gli eventi catastrofici indotti nel 1987 dalla industria chimica Sweeting Aldren Industries di Boston che negli anni Sessanta aveva scavato un pozzo per la ricerca del petrolio, spingendosi oltre i 6 km di profondità. A causa dell’eccesivo costo della gestione di un pozzo così profondo, l’attività estrattiva viene abbandonata ma la cavità continua ad essere utilizzata negli anni successivi come discarica abusiva di rifiuti tossici. L’iniezione di 4 milioni di litri di fluidi all’anno, premendo fortemente sulla roccia circostante, va ad alterarne l’equilibrio e ad un certo punto provoca la famigerata sismicità indotta. Dopo qualche scossa di lieve entità, un grave terremoto distrugge gran parte della città provocando decine di vittime e centinaia di feriti, oltre a fuoriuscite di sostanze tossiche dal sito dell’azienda chimica.

Protagonista del romanzo è il ventitreenne Louis Holland, giovane di buona famiglia che si mantiene da solo lavorando in una stazione radio. Dopo la morte della moglie del nonno materno  durante un terremoto, avvenuta apparentemente per cause naturali, il protagonista della storia incontra casualmente la sismologa trentenne  Renée Seitchek con cui imbastisce una morbosa storia d’amore.
La ragazza indaga sui terremoti indotti e sul passato dell’industria chimica ma quando i suoi studi stanno arrivando ad una svolta si trova ad essere colpita da numerosi colpi di pistola davanti alla porta di casa e le prove da lei raccolte spariscono. Subito dopo il grave terremoto indotto di Boston i dirigenti dell’azienda fuggono dalla città e si rifugiano su un’isola dei Caraibi dalla quale è impossibile l’estradizione verso gli Stati Uniti, restando così impuniti.

Jonathan Franzen in questo giallo ambientalista complesso e articolato critica il modello di vita degli strati più alti della società americana e il cinismo di chi accecato dalla sete di denaro è pronto a sacrificare il bene più prezioso che abbiamo: la nostra terra.




Francesca Paolillo






giovedì 1 giugno 2017

Recensione del romanzo “Il bordo vertiginoso delle cose” di Gianrico Carofiglio


Capita a molti, alle soglie della mezza età, di comprendere l’inutilità del vivere immersi in tediose giornate sempre uguali l’una all’altra. A volte basta poco, una telefonata o un incontro inaspettati, per rituffarci nel passato riassaporando gli stimoli e le emozioni tipiche dell’adolescenza. Il  bordo vertiginoso delle cose ad opera dello scrittore, ex magistrato e parlamentare Gianrico Carofiglio narra del ghost writer quarantottenne divorziato in piena crisi personale e professionale Enrico Vallesi, trasferitosi da Bari a Firenze quasi trent’anni prima.

La trama prende avvio da una notizia di cronaca nera letta da Enrico Vallesi su un quotidiano mentre sta facendo colazione al bar, che riguarda la recente morte violenta di un suo compagno di liceo noto come attivista di sinistra. D’istinto il protagonista della storia si reimmerge nel suo passato, prepara velocemente una valigia e salta sul primo treno per Bari. Il romanzo narra con la tecnica del flashback la sua adolescenza, in realtà non particolarmente felice, di ragazzo poco aperto al mondo esterno, dedito soprattutto a strimpellare la sua chitarra e a redigere brevi testi utilizzando una vecchia macchina per scrivere, ma comunque ricca di forti emozioni.

Come per tutti gli adolescenti, la  vita di Enrico Vallesi ruota attorno al liceo frequentato, con le occupazioni della scuola tipiche degli anni Settanta, la lotta politica a volte sfociante in atti di sconsiderata violenza, la droga e naturalmente l’amore. A Bari lui ritrova prima di tutto il fratello con cui ha sempre avuto poca confidenza che non vedeva da anni e con cui inaspettatamente si accorge di avere molta familiarità.

Tra le lunghe passeggiate per la città vecchia immerso nei ricordi Enrico Vallesi rivede anche  la sua migliore amica dei vecchi tempi e la giovane supplente di filosofia Celeste, bellissima e molto apprezzata dagli alunni grazie al suo metodo di insegnamento assolutamente innovativo, di cui era perdutamente innamorato.

Le riflessioni sul passato rivisto con gli occhi di un adulto permettono al protagonista della storia di perdonare e riscoprire se stesso. Il bordo vertiginoso delle cose è il limite di separazione  tra una vita tranquilla ma priva di stimoli e un’esistenza fondata sul coraggio di mettersi in gioco per guadagnarsi il futuro: spesso vale la pena di affrontare le proprie paure per vedere finalmente realizzata la propria natura.

Gianrico Carofiglio con questo romanzo dalla scrittura semplice e scorrevole ci fa sperare in una possibilità di riscatto per ottenere la quale è però necessario esporsi in prima persona e saltare oltre l’ostacolo dell’autocommiserazione.


mercoledì 24 maggio 2017

Come si fa a vendere su eBay



Avete armadi e ripostigli zeppi di oggetti che non usate da molto tempo? Sappiate che probabilmente a qualcuno la vostra merce potrebbe interessare e potreste liberarvi facilmente dall’ingombro. La soluzione migliore per disfarsi dell’usato è di inserire inserzioni sulla piattaforma web  eBay, nata nel 1995 e attiva in Italia dal 2001.

Il primo passo da fare per vendere è registrarsi sul sito e poi fotografare gli oggetti a cui volete regalare nuova vita. Mentre li fotografate esaminateli accuratamente e annotatevi su un foglio ogni particolare o difetto che riscontrate. Potete fotografarli con il cellulare e poi una volta acceso il computer scaricare le foto sul desktop o in una apposita cartella. 

Prima di trasformarvi in venditori leggete il regolamento di eBay (ad esempio non si possono mettere in vendita armi o animali). Per inserire l’inserzione nel sito, cliccate in alto a sinistra su “Vendi” e compilate accuratamente la scheda che apparirà sul vostro schermo. Pensate a un titolo accattivante e inserite molte foto e descrizioni. Potete scegliere di aprire un’asta online, stabilendo la tariffa di base, oppure mettere in vendita a un prezzo fisso con l’opzione di accettare anche eventuali offerte da parte dei compratori.

Il compratore paga subito e le spese di spedizione sono a suo carico. Informatevi preventivamente presso Poste Italiane su tutte le tariffe con spedizione tracciabile. Potete ricevere il denaro tramite vaglia postale, bonifico bancario, assegno o carta di credito, ma se non lo avete ancora fatto è consigliabile aprire un conto Paypal. Le commissioni di vendita sono a vostro carico e ammontano a circa il 10% del prezzo del bene. Se volete vendere molti oggetti simili, tipo dischi in vinile o libri, sappiate che i compratori sono più attratti dai lotti che dagli oggetti singoli.

Una volta che venite avvisati via email che un vostro oggetto è stato venduto, è bene che lo spediate al più presto. Tenete da parte fogli di plastica millebolle per avvolgere gli oggetti fragili,  buste imbottite e scatoloni di cartone pronti all’uso che eventualmente potete adattare tagliando le parti eccedenti con un coltello da cucina. Prima di spedire dovete coprire eventuali marchi di fabbrica presenti sullo scatolone utilizzando il nastro adesivo da pacchi e sigillare bene ogni fessura. L’indirizzo va scritto a penna perché il pennarello a contatto con la pioggia può stingere.

Dopo qualche giorno verificate sul sito di Poste italiane se il pacco è giunto a destinazione. Se la transazione è andata a buon fine lasciate sul sito un feedback positivo rivolto al compratore, lui farà lo stesso. È importante ricevere feedback positivi perché chi compra ha bisogno di sapere che può fidarsi di voi, quindi siate gentili e disponibili. Per qualunque eventuale controversia sappiate che eBay fornisce un’assistenza eccellente.

Ora siete pronti per svuotare i vostri armadi e riorganizzare la casa per fare spazio a cose nuove! Alleggerirvi del passato e circondarvi soltanto di ciò che vi piace vi farà stare senz’altro meglio!

mercoledì 26 aprile 2017

Recensione del romanzo “Qualcosa” di Chiara Gamberale


Oggi più che mai la nostra vita è diventata talmente frenetica da farci perdere il contatto con la nostra vera natura. Il romanzo breve Qualcosa ad opera della scrittrice e conduttrice romana Chiara Gamberale racconta la storia di una principessa di nome Qualcosa di troppo, figlia di Qualcuno di importante e di Una di noi. La piccola si dimostra da subito una bambina difficile da gestire, dagli atteggiamenti eccessivi e senza limiti. Viene molto viziata dalla famiglia e dalla servitù, però verso i tredici anni la morte della madre le fa conoscere il vero dolore.

Questo grave lutto all’improvviso le fa sentire un grande vuoto interiore, un buco al posto del cuore, e la frenesia con cui aveva convissuto fino a quel momento lascia il posto alla totale apatia, finché Qualcosa di troppo incontra il suo primo vero amico, il Cavalier Niente. Questo ragazzino mingherlino dagli occhiali spessi è molto saggio e le fa scoprire il valore prezioso del non fare. Fischiettare, osservare il lento moto delle nuvole  nel cielo, fantasticare sono le non attività a cui i due ragazzini si dedicano riuscendo a raggiungere il colmo della felicità.  Presto però tutto ciò non basta più a Qualcosa di troppo che decide di abbandonare l’amico per lasciarsi avviluppare dalle lusinghe dei social network chiudendosi in casa ad elemosinare i “mi piace”.

Suo padre vedendo la principessa sempre più pallida e apatica decide che è giunto il momento di farla maritare e la induce a frequentare cinque pretendenti per un mese ciascuno. In ognuno di loro all’inizio Qualcosa di troppo crede di avere trovato l’amore, uniformandosi in tutto e per tutto alle abitudini del partner come fanno spesso le donne, ma presto si rende conto che nessuno dei pretendenti può essere la sua anima gemella. A questo punto torna sulla scena il suo amico Cavalier Niente in veste di grillo parlante. Accade poco dopo un altro fatto tragico, ma il finale è a lieto fine.

Qualcosa è una fiaba dal contenuto assai profondo che fa riflettere sul senso di una vita affettivamente vuota ma piena di troppi stimoli al punto che il  niente e la noia arrivano persino a fare paura. Qualcosa è quella parte di noi di cui ci dobbiamo riappropriare riconoscendo il nostro Io, non solo nel difficile periodo dell’adolescenza ma anche nell’età adulta.


La scrittura semplice ma poetica e ritmica e le sagaci illustrazioni che la accompagnano ad opera del quotato fumettista Tuono Pettinato rendono questo libro di piacevolissima lettura, offrendo spunti di riflessione profonda su amicizia, amore e senso di una vita troppo piena di stimoli sovrabbondanti che ci rendono deboli e incapaci di affrontare la realtà. 

lunedì 24 aprile 2017

La mostra "Manet e la Parigi moderna" a Milano


Milano si dimostra ancora una volta vera protagonista della cultura europea con l’esposizione fino al 2 luglio 2017 di opere spettacolari realizzate dal pittore parigino Èdouard Manet (1832-1883).  L’artista, importante anello di congiunzione fra il Realismo e l’Impressionismo e reputato perciò preimpressionista, prendeva spunto e ispirazione per le sue opere durante le piacevoli  passeggiate lungo il fiume  Senna per poi fissare sulla tela la fremente realtà parigina con l’utilizzo di colori in sapiente contrasto.

Nonostante provasse grande ammirazione per i maestri classici, Manet si definiva innovatore rispetto ai canoni stantii dell’Accademia tradizionalista e il suo utilizzo dell’arte come mezzo di comunicazione lo rende uno dei più grandi artisti di tutti i tempi a livello mondiale. Superbo ritrattista e acuto osservatore del vero, rifuggì dalla rappresentazione del paesaggio, pur prediligendo la pittura en plein air, e immortalò soprattutto scene di vita quotidiana riuscendo a conferire vitalità ai personaggi con estremo realismo.

La mostra Manet e la Parigi moderna si trova al primo piano del Palazzo reale in piazza del Duomo. Vi sono esposti 100 capolavori presi in prestito dal prestigioso Museo D’Orsay di Parigi, tra cui  17 dipinti e 10 tra disegni e acquarelli di Manet, oltre a 40 opere di grandi maestri del tempo tra i quali Cézanne, Degas, Gaugin, Monet e Renoir. La mostra offre anche una sapiente ricostruzione dei mutamenti avvenuti nella capitale francese dal 1850 al 1880 quando l’imperatore Napoleone III decise di conferirle un aspetto più moderno, sfavillante di luci ed eventi mondani.

Le opere di Manet esposte in questa mostra di altissimo livello rappresentano realistiche scene dei bistrot di Parigi che il pittore frequentava accompagnandosi con artisti di corrente impressionista, romantiche vedute della Senna, soggetti marini e celebri ritratti nei quali i personaggi vengono colti in gesti di assoluta spontaneità. 


La mostra è aperta lunedì dalle 14.30 alle 19.30; martedì, mercoledì, venerdì e domenica dalle 9.30 alle 19.30; giovedì e sabato dalle 9.30 alle 22.30. È consigliabile acquistare i biglietti online in modo da poter accedere direttamente alle sale, evitando una lunga coda nel cortile esterno.